
Dal centro alle periferie
Il provvedimento del sindaco Gualtieri amplia le aree interessate e punta a contrastare le bevute in strada. Restrizioni fino all’11 aprile 2027, previste sanzioni fino a 450 euro.
La libertà di divertirsi non può trasformarsi in una condanna per chi, nelle stesse strade, ci vive e vorrebbe semplicemente riposare. È su questo equilibrio, sempre più difficile da garantire in diversi quartieri della Capitale, che si innesta la nuova stretta contro la malamovida firmata dal sindaco Roberto Gualtieri. Il provvedimento, in vigore dal 16 ottobre, introduce limitazioni più estese per gli esercizi commerciali che vendono alimenti e bevande da asporto, con particolare attenzione agli alcolici destinati al consumo all’aperto.
La misura resterà attiva fino all’11 aprile 2027 e interesserà le serate di venerdì, sabato e domenica, oltre ad alcune giornate festive. L’obiettivo dichiarato è contenere quegli episodi di schiamazzi, degrado, assembramenti e tensioni che possono compromettere la tranquillità dei residenti. Soprattutto nelle zone maggiormente frequentate durante le ore notturne.
Saracinesche abbassate alle 22
Il punto centrale dell’ordinanza riguarda gli esercizi di vicinato del settore alimentare e misto privi di spazi interni attrezzati per la consumazione sul posto. Per queste attività scatta l’obbligo di chiusura alle 22, con possibilità di riaprire alle 5 del mattino successivo. Nel mirino c’è soprattutto la vendita di bottiglie e lattine acquistate nei minimarket e consumate direttamente su marciapiedi, piazze e scalinate. Una modalità di fruizione della movida che, quando si accompagna a rumori molesti, abbandono di rifiuti e comportamenti aggressivi, può trasformare gli spazi pubblici in luoghi difficili da gestire.
Restano invece escluse dalla chiusura anticipata le attività che dispongono dei requisiti previsti per la consumazione sul posto, come i locali con posti a sedere interni. Pub, ristoranti e altri esercizi autorizzati potranno quindi proseguire la propria attività nel rispetto delle regole e delle licenze ordinarie.
Per chi non rispetta le disposizioni, previste sanzioni amministrative da 75 a 450 euro.
Una mappa che supera il centro storico
La novità più significativa è l’ampiezza territoriale del provvedimento. La limitazione si applica integralmente nei Municipi I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI e XIII. Non si tratta, dunque, soltanto di intervenire nelle aree della movida del centro storico o nei luoghi tradizionalmente frequentati dagli universitari. Le restrizioni si estendono a una parte molto vasta della città.
Nel Municipio XII le disposizioni riguardano un quadrante delimitato da via Nino Bixio, via Bettoni, Lungotevere degli Artigiani, via Antonio Bellani e viale Trastevere. Nel Municipio XIV sono coinvolte aree come Primavalle, Torrevecchia, Monte Mario e Selva Nera. Particolare attenzione anche al Municipio XV, dove la stretta interessa Ottavia, Palmarola, alcuni tratti della Cassia, Labaro-Prima Porta. Ma anche le zone della movida di Ponte Milvio, via Prati della Farnesina e via Flaminia, nel tratto tra corso Francia e via Morlupo.
Le chiusure saranno inoltre previste il 7 e l’8 dicembre 2026, in occasione del ponte dell’Immacolata, e il 29 e 30 marzo 2027, nel periodo pasquale.
Il banco di prova sarà l’applicazione
La stretta interviene su un fenomeno che non riguarda soltanto il commercio, ma anche la convivenza negli spazi urbani. Da una parte ci sono gli esercenti, chiamati a rispettare nuove limitazioni, dall’altra i residenti, che chiedono risposte concrete dopo notti segnate da rumori e situazioni di degrado.
L’ordinanza rappresenta un tentativo di intervenire su uno dei canali che alimentano gli assembramenti notturni. La sua efficacia, tuttavia, dipenderà anche dai controlli e dalla capacità di impedire che le stesse criticità si spostino semplicemente nelle strade vicine.
La sfida per il Campidoglio sarà dunque verificare se la chiusura anticipata riuscirà a restituire tranquillità ai quartieri interessati, senza penalizzare indiscriminatamente chi svolge regolarmente la propria attività. Perché una città viva è una risorsa, ma il diritto alla vita notturna non può cancellare quello al riposo di chi abita Roma.
Foto I.A.





























